CINA: Hong Kong vieta il vaping

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opo aver affermato che avrebbe regolamentato ma non vietato il mercato riguardante i prodotti di svapo, il governo di Hong Kong ha deciso invece di istituire un divieto totale sulla loro vendita, fabbricazione e importazione. Il divieto riguarderà anche i prodotti del tabacco non bruciati.

Non vi è alcuna proposta invece per il divieto di vendita delle classiche sigarette, che ovviamente assicurano enormi entrate fiscali al governo cinese.

Secondo un rapporto del South China Morning Post, il capo esecutivo di Hong Kong (assimilabile al nostro presidente del consiglio per intenderci), Carrie Lam Cheng Yuet-ngor, annuncerà oggi il divieto durante la presentazione del suo programma politico. Il discorso introdurrà tante nuove iniziative governative insieme al divieto di svapare.

Dopo la minaccia paventata l’anno scorso di vietare il vaping, il governo ha annunciato a giugno 2018  che le intenzioni non sarebbero state quelle di vietare, ma regolamentare il mercato delle sigarette elettroniche e tabacchi non bruciati come già fatto in precedenza con il tabacco combustibile. Il piano in quel momento era di istituire un divieto di vendita ai minori oltre che all’introduzione di restrizioni relative alla pubblicizzazione e tassazione dei prodotti contenenti tracce di tabacco (i dispositivi HNB riscaldano di fatto piccole sigarette, senza tuttavia bruciarle).

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l Consiglio di Hong Kong per il fumo e la salute (COSH), gli attivisti per il controllo del tabacco (ossia le grandi aziende), si sono opposti al piano di regolamentazione, chiedendo invece un divieto completo o imposte così elevate da rendere i prodotti di vaping estremamente difficili da reperire e commercializzare rispetto alle sigarette.

Se i prodotti (sigarette elettroniche) sono disponibili sul mercato, dovrebbero essere tassati allo stesso modo del tabacco“, ha dichiarato a giugno la COSH, continuando “il loro prezzo di vendita non dovrebbe essere inferiore a quello delle sigarette, in modo che il pubblico non sia attratto dall’usarle solo perché sono a buon mercato“.

Le sigarette a Hong Kong costavano circa 57 dollari di HK (circa 7,30 dollari statunitensi).

Una lettera del 13 giugno sempre della COSH e rivolta al segretario governativo per l’alimentazione e la salute ha chiesto “un divieto totale di vendita per tutte le nuove forme di prodotti derivati del tabacco“. Tra gli altri gruppi che hanno esortato il governo a vietare tutti i prodotti vaping e HNB spiccano il “College of Community Medicine” e l'”Associazione medica di Hong Kong”.

In risposta a queste assurde richieste il difensore della salute pubblica canadese Clive Bates, l’esperto canadese del controllo sui tabacchi e professore di giurisprudenza dell’Università di Ottawa David Sweanor, diversi professori della New York University ed alcuni ex ricercatori della Truth Initiative, tra cui David Abrams e Raymond Niaura, hanno scritto una lettera collettiva al capo esecutivo di Hong Kong, al presidente del Consiglio legislativo e al Segretario per l’alimentazione e la salute cinese, chiedendo una regolamentazione con termini più ragionevoli.

Scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione riguardante una campagna condotta da un’organizzazione per il controllo del tabacco con sede ad Hong Kong che prevede che sigarette elettroniche, prodotti per scaldare il tabacco e altre alternative a basso rischio, siano vietate. Riteniamo che questa campagna sia mal concepita e incoerente con gli studi internazionali fin’ora condotti. Stiamo scrivendo per esortare il governo a resistere a questa pressione e ad usare una regolamentazione “proporzionata al rischio” piuttosto che proibire di sfruttare le opportunità concesse da queste alternative, sensibilizzando la popolazione alla riduzione dei rischi associati a queste nuove tecnologie “.

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a lettera lasciava intendere anche come l’Ufficio per il controllo del tabacco di Hong Kong avesse adottato la stessa strategia adottata dall’Organizzazione mondiale della Sanità la quale prevedeva di raccogliere prove per poi presentarle all’opinione pubblica con l’intento di creare un’immagine negativa e malsana dei prodotti relativi vaping.

Il “tobacco control office’s information page on e-cigarettes” chiede la stessa cosa dal 2009: “chiediamo rispettosamente per quale argomentazione logica, scientifica o etica ha senso vietare i prodotti molto più sicuri del tabacco mentre il prodotto dominante e altamente nocivo, le sigarette, restino ampiamente disponibili in tutta Hong Kong“.

Bates et al, noto scrittore d’inchiesta contro le lobby del tabacco, in una sua lettera chiede ancora: “Perché un governo dovrebbe impedire a un fumatore di passare a un prodotto i cui rischi siano molto più bassi e, così facendo, evitare che forse possa salvare la propria vita di propria iniziativa e a proprie spese?

Se il rapporto del Morning Post fosse corretto, sembrerebbe che i funzionari governativi si siano piegati ai desideri dei gruppi di controllo del tabacco influenzati dall’OMS e abbiano ignorato i consigli per considerare i vantaggi insiti nel consentire ai prodotti a basso rischio (sigarette elettroniche) di competere con le sigarette.

Vi starete domandando per quale ragione dovrebbe interessarci la questione cinese. Ebbene, questo è uno dei numerosi esempi che dimostrano inconfutabilmente quanto il vaping faccia paura; uno di quegli esempi che crea indignazione e ci fa riflettere (spero) su quanto poco realmente importi ad alcuni governi della salute della propria popolazione.

 

Rifletteteci.

 

 

 

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